mercoledì 21 marzo 2018

L'inquietudine del viaggiatore

Stasera vi parlo di me. Di come la mia inquietudine di viaggiatrice è divenuta costruttiva.
Io sono il secondo viaggio più bello della mia vita. Il primo, ovviamente, è mio figlio.
Chi viaggia spesso si pone il dilemma: avere un figlio o continuare a trotterellare per il mondo e rinunciarci.
Io ho scelto di avere un bimbo perché mi sono detta: cosa ci faccio con tutto ciò che imparo viaggiando se non lo posso trasmettere  chi resterà dopo di me? L'eredità di affetti di foscoliana memoria si può adattare anche alle esperienze di viaggio. E allora è nato Luca. La mia vita, il mio tour preferito, un insieme incredibile di paesaggi marini, montagne innevate, città piene di storia e altre con grattacieli soffocanti. I primi anni si è rimasti in Italia, poi abbiamo cominciato a girare l'Europa. Mare, ma non solo. Sicilia, Puglia, Liguria, Toscana, Sardegna, Corsica e poi l'amata Grecia per cinque anni di seguito.
E dopo? Al suo nono compleanno ho deciso che era pronto e sono iniziati i viaggi intercontinentali: Thailandia, Indonesia e quest'anno Stati Uniti. Un sogno che si avvera per tutti e tre. L'ennesimo dei tanti sogni che abbiamo. Sogni ad occhi a mandorla, a pelle d'avorio, a tavole da surf che brillano al sole, a piste di elefanti. Sogni a colori. 

Io e mio figlio - Corsica, 2010

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